occhipieni-dite
Un nonno non è una persona come le altre. A lui non spetta il compito di educarti, correggerti, ammonirti se hai sbagliato. A suo tempo con i sui figli lui ha già fatto tutto ciò. Un nonno, non è in collera con te se hai preso un brutto voto a scuola, ma con aria amorevole ti dice: “andrà meglio se ti impegni”. Un nonno, ti vede nascere sapendo che forse ti lascerà prima degli altri, forse è per questo che ti ama più degli altri. Lui deve solo amarti, proteggerti quando meriti una punizione da papà o mamma, portarti al parco e comprarti quelle patatine che mamma all’ora di pranzo non ti comprerebbe mai concesso. Lui non sa dirti no, a volte lo fa, ma che peso nel suo cuore!
Un nonno è un adulto che torna bambino, e tu da bambino lo ami e poi da adulto, lo ami, e per lui sarai sempre un bambino. Poi può succedere che la vita ti toglie la sua presenza, ma ricorda, tu lo amerai, perchè il suo amore lo senti anche dopo la morte.
Anonimo (via willshineunderthesky)
ilnostroamoreecomeloceano
Non mi piace quando un guidatore comincia a chiamare stronzo un altro guidatore, solo perché magari si muove troppo lentamente.
“Guarda a ‘sto moscio cretino, muoviti, cazzo! Vado di fretta!”
E sbraita, sbraita, soffocato da un tempo impenetrabile.
Dicevo: non mi piace affatto. Lui non sa niente del guidatore lento. Assolutamente niente. Immaginate se gli fosse morto un caro amico 24 ore prima, e immaginate se il guidatore incazzato l’avesse saputo.
In che modo? be’, per esempio, se il guidatore lento avesse avuto la brillante idea di affiggere al cofano un cartello del genere: non rompete i coglioni, sono a lutto.
Il guidatore incazzato, alla vista di quel cartellone, l’avrebbe insultato alla stessa maniera?
Ovviamente no.
Perché noi esseri umani, per quanto proviamo a tenerlo nascosto, siamo dei grossi ipocriti.
E non c’è da sorprendersi se leggiamo sull’epitaffio di un libertino che fu un uomo sempre fedele!
E non c’è da sorprendersi se leggiamo sull’epitaffio di un politico che non rubò mai un centesimo!
Funziona così, qui da noi, sul pianeta Terra: quando sei vivo, ti rinfaccio i tuoi peccati; quando sei morto, eh… quando sei morto, ti assolvo.
E allora al diavolo la giustizia divina, no?
Ci siamo noi, giudici arrugginiti, a sentenziare in vita, e a perdonare in morte.
Una delle sentenze che più mi inquieta è quella che deriva dai pregiudizi.
Ieri hai visto una ragazza con le braccia e le gambe tatuate e, sottovoce, hai detto alla tua amica: “com’è che i genitori le hanno permesso di rovinarsi la pelle in quel modo?”
Quella ragazza è stata adottata, ma tu non potevi saperlo. E mi ci scommetto le gengive che, se l’avessi saputo, avresti taciuto.
Ieri, mentre eri a passeggiare, un uomo ti ha dato una leggera spallata. Hai cominciato a bestemmiare, facendogli capire, bruscamente, come si cammina.
Quell’uomo era cieco, ma tu non potevi saperlo.
E probabilmente, se lui si fosse scostato quegli occhiali scurissimi che portava, gli avresti persino sorriso.
Aveva ragione Pirandello: “Prima di giudicare la mia vita o il mio carattere, mettiti le mie scarpe, percorri il cammino che ho percorso io, vivi il mio dolore, i miei dubbi, le mie risate, vivi gli anni che ho vissuto io, e cadi là dove sono caduto io, e rialzati come ho fatto io.
Ognuno ha la propria storia.
E solo allora mi potrai giudicare.”
Sara Cassandra (via cassandrablogger)